Internet
December 18, 2011
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arte, books & mags, onthetable
Simone Sbarbati
Helnwein - The book is on the table
Dipinge i suoi quadri iperrealisti con bandana, occhiali da sole e stivaletti, vestito come una rockstar in pensione, nel suo castello tra le campagne irlandesi. Essendo austriaco la sua ossessione per le uniformi naziste non poteva che tirargli addosso qualche sospetto, se poi l’altra ossessione sono i bambini, rappresentati nei quadri, nelle fotografie, nelle mega-installazioni in (e con) una follia e una violenza che prima che far riflettere disturba – e tanto – i ben e i non-pensanti, aggiunta ad una lunga collaborazione con l’ex-incubo delle mamme apprensive e fuori dal tempo di mezzo mondo (Marylin Manson), a chilometri di bende fatte indossare ai suoi figli in “autoritratti di famiglia” che dire sui generis è usare un eufemismo, a rassicuranti icone disney rese più inquietanti di un incubo, a performance rosso sangue, a scenografie teatrali che sembrano state concepite all’inferno, a strumenti chirurgici gelidamente splendenti, Gottfried Helnwein non è un artista per tutti e infatti in rete, nel magico mondo dei blog, re-blog, nelle cataste di (poco sensate) mappe mentali su tumblr, nell’orgia di immagini di ffffound, non si vede molto spesso.
Ma.
Tirar fuori questo librone – acquistato nove anni fa proprio di questi tempi in quel di Modena insieme alla mia signora e primo volume ufficiale della nostra libreria condivisa – ti immerge nel lato oscuro del pop come poche altre opere.
E, in attesa che scenda la notte, circondato dalla dittatura del sorriso del lato chiaro, limpido e luminoso della vita, può diventare meglio di un antidepressivo.




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