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September 22, 2013
ArtEconomy
Flavia Foradini
Bambini-trafitti-da-Helnwein
Bambini trafitti da Helnwein
Gottfried Helnwein - Vienna, Albertina, fino al 13 ottobre
Helnwein ha sperimentato con diversi mezzi espressivi e varie tecniche, ma è sempre rimasto fedele al suo desiderio di confrontare il pubblico con lo sconvolgente silenzio che ammanta spesso i soprusi nei confronti dei minori. Le sue tele iperrealiste zoomano impietose su scene indicibili per l'abissale profondità della fiducia tradita dei piccoli protagonisti o per la densa atmosfera di violenza che vi aleggia: bimbe sdraiate su tavoli, attorniate da ordinari maschi dalle facce deformi, oppure da uomini in uniforme della Wehrmacht. Bambini seviziati e sfigurati. Un ridente medico – «Il dottore beffardo» -, che si concede una pausa, con la sigaretta che spunta tra le dita insanguinate. Non è un caso che la mostra in corso all'Albertina fino al 13 ottobre sia vietata ai minori di 16 anni. Le raffigurazioni di un'infanzia devastata che campeggia nelle tele, nelle gigantografie, negli acquerelli, nei disegni, possono anche essere equivocate come compiaciute. Tuttavia Helnwein ha dalla sua reiterate prese di posizione che paiono inequivoche, nonché alcuni scandali suscitati da opere di accusa sociale, come la sua serie sui suicidi in Austria o il duro intervento pubblico del 1979 contro l'impunità di un noto medico viennese dal trucido passato nazista.
Helnwein-Retrospective at the Albertina Museum Wien
2013
«La Vienna in cui sono nato sùbito dopo la Seconda guerra mondiale era una città fosca. L'ombra del Terzo Reich si allungava su tutto e nell'aria c'era ancora odore di morte. Ricordo le strade deserte, le macerie delle case bombardate. Non c'erano colori, non vedevo mai nessuno ridere. Era un mondo sospeso, come se la gente non riuscisse a decidere se la vita dovesse continuare o no. Allora non sapevo ancora che la generazione dei nostri genitori aveva provocato l'Olocausto, gli avvenimenti recenti erano un tabù e un bambino doveva ubbidire e non fare domande. Quando venni a sapere, rimasi sconvolto, e per me fu una svolta fondamentale. Da quel momento fui ossessionato dai crimini di guerra e dagli abusi e violenze perpetrati su persone inermi, e la mia produzione si è focalizzata soprattutto sulla dimensione del dolore che investe i bambini».
Ricorda così Gottfried Helnwein la capitale austriaca del dopoguerra, eloquentemente rappresentata anche nelle sinistre atmosfere del film Il Terzo uomo. Anni decisivi, che hanno fondato il suo rapporto con l'arte, rimasto perlopiù immutato nella sua ormai quarantennale carriera.
Helnwein ha sperimentato con diversi mezzi espressivi e varie tecniche, ma è sempre rimasto fedele al suo desiderio di confrontare il pubblico con lo sconvolgente silenzio che ammanta spesso i soprusi nei confronti dei minori. Le sue tele iperrealiste zoomano impietose su scene indicibili per l'abissale profondità della fiducia tradita dei piccoli protagonisti o per la densa atmosfera di violenza che vi aleggia: bimbe sdraiate su tavoli, attorniate da ordinari maschi dalle facce deformi, oppure da uomini in uniforme della Wehrmacht. Bambini seviziati e sfigurati. Un ridente medico – «Il dottore beffardo» -, che si concede una pausa, con la sigaretta che spunta tra le dita insanguinate.
Non è un caso che la mostra in corso all'Albertina fino al 13 ottobre sia vietata ai minori di 16 anni. Le raffigurazioni di un'infanzia devastata che campeggia nelle tele, nelle gigantografie, negli acquerelli, nei disegni, possono anche essere equivocate come compiaciute. Tuttavia Helnwein ha dalla sua reiterate prese di posizione che paiono inequivoche, nonché alcuni scandali suscitati da opere di accusa sociale, come la sua serie sui suicidi in Austria o il duro intervento pubblico del 1979 contro l'impunità di un noto medico viennese dal trucido passato nazista.
Certo, innegabile è nell'arte di Helnwein l'humus artistico dell'Azionismo Viennese, che con happenings estremi violò i tabù della società austriaca degli anni Sessanta e Settanta, nel tentativo di liberare le nuove generazioni dall'opprimente coltre del post-nazismo e di un cattolicesimo rigido e imperante sull'educazione e l'istruzione, ma che si manifestarono anche attraverso spiccati autolesionismi, come urli di disperata impossibilità di incidere su una realtà monolitica e tetragona. Un senso di rabbiosa impotenza, che ha segnato anche la letteratura austriaca del dopoguerra, serpeggiando nelle opere di Thomas Bernhard, di Peter Handke o Elfriede Jelinek.
Molte delle serie fotografiche di Helnwein datate anni Settanta e Ottanta, attorno ad autoritratti martoriati da forchette negli occhi o divaricatori in bocca, o a bambine vessate da bende sul volto, rimandano direttamente alle Azioni di un Günther Brus, di un Otto Mühl, di un Rudolf Schwarzkogler. E vi sono anche eloquenti serie di happenings degli anni Settanta in tradizionali caffè viennesi: Helnwein col volto completamente bendato e, seduto al tavolino di fianco, un compassato cliente, intento alla lettura del suo quotidiano.
Nella produzione degli ultimi anni, creata nella sua nuova dimora di Los Angeles, il tema dei bambini abusati si è coniugato con quello della violenza odierna in guerre o videogames, e allora le bimbe imbracciano mitragliatrici davanti allo sguardo vacuo di personaggi da fumetti, o vengono salvate dalle fiamme di un attentato, come fossero disossate, mentre una barbie giapponese se ne sta inespressiva in primo piano: «Alla tv la gente vede di tutto – guerre, assassinii, torture – e non ne fa un problema, però resta scioccata da una tela», riassume Helnwein il nodo del clamore che spesso ha accompagnato la sua carriera.
Come una sorta di pausa pacificatrice nella scioccante teoria di opere sul tema violenza, in mostra all'Albertina vi è anche una serie di ritratti di 48 donne che hanno segnato la Storia, una risposta polemica dell'artista viennese all'analoga serie «48 Portraits», che Gerhard Richter dedicò a uomini rilevanti del mondo delle arti e delle scienze.
Gottfried Helnwein», Vienna, Albertina, fino al 13 ottobre; info: www.albertina.at


Helnwein-Retrospective at the Albertina Museum Wien
2013


Epiphany I (Adoration of the Magi)
2013, Helnwein-Retrospective at the Albertina Museum Wien



Helnwein-Retrospective at the Albertina Museum Wien
2013



Head of a Child 14 (Anna)
2013, Gottfried Helnwein Retrospektive, Albertina Museum, Wien




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