Solo nel XVIII secolo i pittori iniziarono ad utilizzare la tecnica dell’olio su tela e interpretare dei canoni realistici. A quell’epoca risalgono i primi cambiamenti nell’effigie di Cristo, che tuttavia sia nel XVIII che nel XIX secolo differiva ancora sostanzialmente da quelle in uso nei paesi cattolici e protestanti. A metà dell’800 nell’iconografia sacra degli episodi evangelici si iniziò ad introdurre la drammaticità degli eventi sociali e politici. Le tele di Ge, Kramskij, Repin, non più destinate alle chiese, sono dominate dalle emozioni psicologiche, riflettendo le elaborazioni di un epoca critica verso il realismo. Nel XX secolo, e soprattutto nei tempi sovietici, avvennero altri cambiamenti. Prima ci fu il fenomeno della Avanguardia, che sospinse un’ulteriore evoluzione dell’immagine di Cristo, mantenendo comunque il legame semantico col passato. Quindi l’avvento dell’ateismo di stato portò in campo artistico alla proibizione generalizzata di ogni soggetto religioso e di Cristo in particolare. Tuttavia, questo tema non è mai scomparso dall’arte, nemmeno nell’Unione Sovietica, dove la censura non fermò affatto la produzione di opere ispirate dal sentimento religioso. Esso ebbe un’esistenza clandestina, difficile, talvolta nascosta sotto i veli dell’allegoria, ma che dimostrò la perenne vitalità delle idee del cristianesimo.