Ripubblicato, presso Rizzoli, “Il violino di Auschwitz” della scrittrice catalana, scomparsa dieci anni fa. Un libro affascinante e coinvolgente che narra la storia (vera) di un liutaio ebreo costretto a mettersi al servizio di un comandante del terribile lager, appassionato amante della musica e degli strumenti che servono per la sua esecuzione. Desta, tuttavia, perplessità e varie obiezioni la nuova traduzione a firma di Margherita D’Amico, che appare chiaramente di seconda mano.