“Le storie a fumetti sono rappresentazioni eseguite su un palco gigante che il lettore tiene tra le mani. Sta tutto nella regia: devi dirigerle come se fossero spettacoli teatrali, dicendo ad ogni attore cosa fare esattamente. Bisogna programmare ogni azione al secondo”.(Carl Barks)
“Le sue sono le storie che mi hanno fatto venire la voglia di diventare un fumettista,” ha confessato Art Spiegelman, grande fan di Carl Barks, uno dei maggiori narratori del secolo scorso, che fra il 1942 e il 1966 ha reso immortale Paperino. Un gigante che ha creato Paperon de’ Paperoni (nativo scozzese che vive in un cubo di tre acri, indossa sempre un cappotto rosso che ha comprato in una vendita di oggetti di seconda mano nel 1924 e ha fatto il suo esordio nel 1947 in un racconto intitolato Natale a Bear Mountain). Dalla sue matite sono usciti anche la Banda Bassotti, il cugino Gastone, Archimede Pitagorico e la città di Paperopoli. Ora con Paperino – Il mistero degli Incas la Rizzoli Lizard inaugura una collana che raccoglierà l’opera completa di Barks e che è destinata a divenire un classico irrinunciabile per ogni appassionato di fumetti.
Il volume contiene Paperino e l’albero di Natale, Paperino e l’isola misteriosa, Paperino e il mistero degli Incas, Paperino enciclopedico, Paperino e il feticcio, Paperino ispettore scolastico e tanti altri classici, comprese le sette celebri Gag! I fumetti sono stati restaurati e vengono presentati con un robusto apparato critico. In questo libro c’è una puntuale analisi di ogni storia firmata da un team di esperti e un ottimo saggio di Donald Ault (suo il fondamentale Carl Barks: conversations): ”Barks credeva nei suoi personaggi - erano a tutti gli effetti esseri umani che somigliavano a paperi - avrebbe detto in seguito; protagonisti capaci di interpretare ruoli diversi nel teatro della sua immaginazione, pur conservando ognuno una propria coerenza, grazie a una ben riconoscibile personalità”.
L’influenza del suo lavoro travalica il fumetto e si riverbera nell’arte grazie al lavoro di Gottfried Helnwein per poi raggiungere il cinema attraverso l’opera di Steven Spielberg e George Lucas. Entrambi hanno riconosciuto un forte debito nei confronti di Carl Barks. Basta ricordare la scena d’apertura di I predatori dell’Arca Perduta, quella del macigno rotolante, per ritrovarla identica in un albo a fumetti di Disney del 1954, dove Paperon de’ Paperoni a caccia del “singolo oggetto più prezioso al mondo” fa scattare una trappola e dà il via al rotolamento di una roccia che si abbatte sulle Sette Città di Cibola.
